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Gli interventi del Presidente sul quotidiano "Il Mattino" 


LUIGI CELESTRE ANGRISANI

L'articolo

Per i manifesti Piedimonte non esiste  
Il quartiere "ghetto" è l'esemio di una realtà che supera l'immaginazione

Quant’è bella l’Italia vista dall’alto dei manifesti! L’Italia delle facce serene e dei sorrisi a trentadue denti. Insomma, tutti belli, ricchi, puliti e profumati. Tutti finti. A dire il vero finché si parla dei manifesti che pubblicizzano deodoranti, automobili e roba del genere lo posso pure capire. Ma quando si tratta di manifesti “politici” non lo capisco più. E mi viene un desiderio: che i pubblicitari che hanno “inventato” questa Italia così perfetta e improbabile si facciano un giro a Piedimonte. Sicuramente non sanno dov’é. Glielo spiego io: è un quartiere di Nocera Inferiore, a nord est della città. Vi abitano diecimila persone, tra zona vecchia e zona nuova. E perché mai, direte voi, i pubblicitari politici – che chissà per quale motivo mi immagino tutti milanesi, con finestre sul verde e studi lussuosi – dovrebbero venire a Piedimonte? Perché i loro manifesti vengono affissi anche lì. E stonano. Anzi, danno proprio fastidio. Non è che Piedimonte sia un posto molto particolare, è semplicemente uno dei tantissimi luoghi italiani dove il diritto di ogni cittadino a vivere in un ambiente urbanisticamente e socialmente decente è andato a farsi benedire. Se vi fate un giro per le sue strade – fatelo a piedi, perché in macchina non si cammina – avrete la sensazione che qui allo Stato dei cittadini non gliene importi un granché. Se poi date un’occhiata alle cronache dei giornali troverete ogni tanto notizie tipo questa, letta su Il Mattino pochi giorni fa “Come se non bastassero i rifiuti, i residenti di via Cupa del Serio (Piedimonte nuova ) devono fare i conti con un’altra emergenza: i porticati delle palazzine popolari sono invasi da decine di siringhe che ogni sera vengono abbandonate dai tossicodipendenti” e scopriamo, tanto per tranquillizzarci, che “quei porticati sono l’unico spazio protetto dove i bambini del quartiere possono giocare”. Eh già, perché a Piedimonte strutture sportive non ci sono (a parte un campo di calcio in via di sistemazione), verde attrezzato quasi niente (solo uno spazio pieno di cemento e ancora chiuso al pubblico), strutture per anziani neanche a parlarne, le ludoteche non si sa cosa siano. Perfino l’illuminazione pubblica è insufficiente. Ci sono due cose in abbondanza: inquinamento e traffico. Lì, per esempio, ci passa il torrente Solofrana i cui argini due anni fa furono travolti da una massa di acque putride (e non s’è fatto nulla). Lì, proprio in mezzo al quartiere, passano pure i mezzi pesanti, per raggiungere il casello della A30 di Castel San Giorgio, tanto per alleggerire un traffico già insostenibile di per sé. Basterebbe fare una bretella di collegamento tra la zona del casello fino allo Stadio San Francesco, ma non si fa. Eccetera eccetera. Però ci possiamo consolare con le facce sorridenti dei mega manifesti elettorali. O no? No. Perché invece di consolare irritano, sembrano una presa in giro. Come se l’Italia di chi ha bisogno, di chi vive con il minimo della pensione, di chi deve abitare in case con cortili trasformati in immondezzai, di chi si avvelena semplicemente camminando per strada, come se questa Italia , dunque, non meritasse nemmeno di andare su un manifesto. Anzi, deve essere nascosta. Piedimonte è solo un esempio tra i tanti di questa Italia . Un’Italia che credo meriti più attenzione, più risposte e più rispetto. Anche sui manifesti.

Luigi Celestre Angrisani, 30 marzo 2001

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